SAUL LEITER: pittore urbano, Kodachrome and red addicted

busQuando si pensa alla foto di strada, viene immediatamente in testa Bresson, con gli scatti b/n che più b/n non si può, ed il taglio compositivo rigoroso. La “cultura” fotografica generalista, che contraddistingue il fotoamatore medio, non ha, a meno di ricerche al di fuori di Facebook e Flickr, altri parametri.

Ovviamente non è così, e basta girarsi un attimo, che si scoprono dei “maestri”, sconosciuti a volte, ma che danno immediatamente una sferzata al modo di vedere la street, e più in generale, la visione dello scatto.

Ecco, Saul Leiter mi ha fatto esattamente questo effetto. Guardare i suoi scatti è stato come ricevere uno schiaffo in pieno viso, appena alzato dal letto.

Ebreo, figlio di genitori religiosissimi, trasferitosi con la famiglia a NY da Pittisburgh nell’immediato dopoguerra,  inizia a dipingere in soffitta, osteggiato dalla famiglia. Scopre la fotografia grazie ad un amico, membro della School of Painting, ed inizia a girare il suo quartiere, con una fotocamera al collo. Scopre quasi immediatamente la pellicola Kodachrome, e con quella (più che altro per questioni economiche, dato che era povero in canna) inizia a dare il “suo” taglio alla foto street.

Soggetti ai margini dell’inquadratura, bellamente al di fuori dei classici “terzi”, e chissene! Campiture di colore grandi come campi di calcio, utilizzo dei vetri appannati e della condensa come pennellate sul soggetto, giochi con la profondità di campo impensabili per il reportage, vari livelli e “quinte” che confondono l’osservatore, un uso smodato di pellicole scadute e virate, anche sballando di proposito i chimici, ed il rosso, onnipresente, in tantissimi suoi scatti, sono la cifra stilistica di un precursore.

Le sue immagini non mostrano, ma suggeriscono, accendendo, più che l’osservazione, la fantasia. Quasi come se la volontà di essere ignorato, di passare sottogamba, si cristallizzasse nei suoi scatti.

Meraviglioso l’uso della profondità di campo, dei segni grafici e, appunto, dei colori. Moltissime sue immagini sono in taglio ritratto, quasi una contraddizione, per un fotografo di strada.House

La fotografia a colori, negli anni 50, era considerata poco più che merda; lo stesso Bresson sosteneva:

“La fotografia a colori? E’ qualcosa di indigesto, la negazione di tutto il valore tridimensionale della fotografia.”

Cito da un articolo di Toni Thorimbert “Saul Leiter è un raro esempio di artista puro, un artista che non è mai sceso a compromessi. Si è dedicato alla ricerca del bello per esclusivo piacere personale perché la fama e i soldi non gli interessavano. Aveva il rifiuto per ogni forma di “autorità costituita” e non si preoccupava del suo ego”.

Le sue uniche entrate, erano date da servizi di moda, ottenuti grazie ad un amico che lavorava in “Esquire”. Ma non amava farlo, preso com’era dalla vita brulicante della NY degli anni ’50 e dalle grandissime opportunità creative che gli si presentavano. Ma anche in quei casi, cercava di scattare tenendo un taglio marginale e misterioso.

Espone al MoMa nel  ‘53, grazie ai buoni uffici di Edward Steichen (che, per inciso, è l’autore della quinta foto più pagata al mondo – scattata nel 1904! – , dopo Rhein2 di Gursky e un altro paio di scatti, fra cui una di Jeff Wall, del quale vi parlerò un’altra volta)

red umbrellaIn ogni caso è sempre stato molto riservato, non divulgando le sue immagini private, almeno fino al 1992, sino a quando Avedon (si, lui), lo fece inserire in un volume storico sulla scuola fotografica di NY. Qualche altro nome presente nel libro? Beh, Diane Arbus, Avedon, Davidson, Robert Frank, William Klein, e una decina di altri mostri irraggiungibili… Beh ma noi oggi, abbiamo palloncini rossi in doppia esposizione, hdr lunari, quarti di bue in modelsharing, e tanta altra robina, basta farsi un giretto online…

QUOTES

“The cream does not always rise to the surface. The history of art is a history of great things neglected and ignored and bad and mediocre things being admired. As someone once said “life is unfair.” In the 19th Century someone was very lucky. He or she acquired a Vermeer for $ 12. There are always changes and revisions of the appreciation of art, artists, and photography and writers and on and on. The late art of Picasso is no good but then a revision takes place and then it becomes very good as the art records indicate. Things come and go”.

“In order to build a career and to be successful, one has to be determined. One has to be ambitious.

I much prefer to drink coffee, listen to music and to paint when I feel like it.”

early-color-saul-leiterVi siete incuriositi? Beh, comprate “Early Colour”, saranno soldi ben spesi.

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2 pensieri su “SAUL LEITER: pittore urbano, Kodachrome and red addicted

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