Danny Clinch – Foto e musica, binomio imprescindibile.

Premetto che sono arrivato a Danny Clinch attraverso la mia insana passione per la musica. Cercavo qualche immagine iconica di Eddie Vedder, per ricordare a me stesso che “non di solo Ciccidalessio” vive l’uomo, quando mi sono imbattuto in questo scatto:Vedder

thom yorkeLa foto in sé non dice nulla di particolarmente sconvolgente. E’ un uomo adulto con un ukulele in mano, su sfondo bucolico. Il fatto è un altro; per chi conosce Vedder, questa immagine ha una valenza iconica, quasi una biografia completa in uno scatto. E, se un fotografo riesce, in una sola posa, a raccontare un soggetto, allora scatta in automatico il BOOOOOOOOM BABY!

Da qui è nato tutto. Ho comprato in un battibaleno “Still Moving” (terzo libro del nostro Danny, dopo il reportage sui concerti per il Free Tibet dal 96 al 99, e “Motor Drive”, elogio del connubio indissolubile fra fotografia e motori) – in cui già il titolo è una citazione di una canzone di Willie Nelson – , nel quale il fotografo della musica più quotato, al momento, racconta con le immagini, la vita di buona parte dei musicisti americani di questa epoca, riuscendo, in maniera sistematica, a far immergere l’osservatore nel mondo più intimo del soggetto ripreso, quasi superando la barriera visiva, e dando, soprattutto a chi è fan di questo o quel cantante o gruppo, la sensazione di essere “parte” dello scatto. Clinch conosce perfettamente il performer che sta riprendendo, e questa consapevolezza viene fuori nei suoi scatti.

La chiave di volta è sempre quella. Danny ama quello che fa. Ama la musica, scatta, filma solo musicisti e mondo musicale. Suona (armonica nei semisconosciuti Tanglers Blues Band), ed occasionalmente, viene nominato ai Grammy (tre volte, se non ricordo male).

MetallicaQuesta capacità di raccontare praticamente tutto, con pochissime immagini, ovviamente non nasce per caso. In famiglia, la fotografia è pane quotidiano, insieme con la musica. Danny racconta che uno dei primi ricordi che ha è la madre che canta Hey Jude, mentre lavora in casa, e suo padre che nel frattempo le scatta delle foto. Studia alla New England School of Photography di Boston, all’Ocean County College for Visual Communications del New Jersey, e frequenta i workshop della Ansel Adams Gallery (diretto da Annie Leibovitz e David Hockney) e del Friends of Photography (diretto da Sylvia Plachy). Tanto per dare un po’ di qualità in più, scatta, come assistente, con Annie Leibovitz, Steven Meisel e Mary Ellen Mark.

E scusate se è poco.
Ha praticamente lavorato con tutti i cantanti, gruppi rock e i rapper presenti sulla scena. E quando dico tutti, intendo TUTTI. Pink Floyd, Springsteen, Rolling Stones, Red Hot Chili Peppers, Pearl Jam, Allman Brothers, Metallica, R.E.M., Radiohead, Jimmy Page, Eminem, Neil Young, U2, Jay-z, RATM… Ok non continuo, tanto penso che abbiate capito.

Il rapporto privilegiato è con Springsteen, che scrive la prefazione di Still Moving, e che posa, praticamente senza soluzione di continuità, per il nostro.

springsteen

CubaUn altro amore corrisposto di Danny Clinch è Cuba, che viene praticamente vissuta come una seconda casa. Nelle foto cubane di Danny, il lato reportagistico prende il sopravvento, e la “presenza” del fotografo viene meno, dando spazio ad immagini semplici ma ugualmente immersive, pur se radicalmente differenti rispetto al lavoro prediletto, sulla scena musicale americana contemporanea.

Il Danny videomaker, ha se possibile, ancora più successo; si spazia dai videoclip, sino alle pubblicità commerciali. Il nodo che tiene insieme tutti questi lavori, è sempre il medesimo; la musica, ed il rapporto con lo strumento musicale, onnipresente in quasi tutte le sue immagini statiche e in movimento.

Ah, se ve lo state chiedendo, scatta con Leica.

E suona nell’ultimo album dei Foo Fighters…

“The photograph as a document – capturing a moment, my love of music, the creative process, and the celebrating of people and life experiences.

After seeing my work, people often say, ‘so if this is how you make a living, what is your personal work?’

I am fortunate to be able to say that this is my personal work. It is who I am.”

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