Il 55-300 Plm: l’ultimo obiettivo specifico per apsc nato in casa Ricoh

Finalmente oggi, dopo un’attesa di qualche mese, (ma questa è un’altra storia, che racconterò ai miei nipoti davanti al caminetto, brandendo un Jiujiebian e maledicendo oscuri signori delle tenebre di origini sarde), ho finalmente ricevuto l’agognato obiettivo tuttofare Pentax HD DA 55-300mm F4.5-6.3 ED PLM WR RE (v6 turbo intercooler wankel diesel), volgarmente conosciuto negli ambienti che contano come “l’elettrotecnico”.
Esattamente sedici secondi dopo aver aperto la confezione, ed aver condiviso l’orgasmica gioia con amici e colleghi, mi è stato chiesto di fare una recensione dell’obiettivo ASAP… Neanche il tempo di toglierlo dal cellophane, as usual.

Quindi, come ogni buon recensore che si rispetti, inizierò parlando diffusamente e con competenza di un obiettivo, prima, ovviamente, di montarlo su una qualsiasi fotocamera (!).

Premetto che sono un fan sfegatato dello “Sportivo” in ogni sua versione. Per me la fotografia, oltre che un lavoro, è una passione, ed in ogni viaggio, breve o lungo, ho sempre con me una fotocamera e un paio di obiettivi zoom (attualmente i viaggi sono l’unico momento in cui utilizzo codeste ottiche a lunghezza focale variabile, con gestione della modifica continua del parametro mediante apposita ghiera zigrinata – come direbbe uno dei nostri ambassadors -). Negli ultimi anni, la scelta degli zoom per i viaggi è stata assecondata da Ricoh con l’uscita del 16-85, che è diventata la mia lente preferita per le uscite, ed ho atteso per lungo tempo che In Pentax si provvedesse ad un aggiornamento reale dello zoom lungo di casa, dopo i vari restyling succedutisi negli anni.

Ho infatti avuto sia il Da-L prima versione, il Da classico, il Da-Hd Wr, ed ora, affascinato da questa bella novità, non ho esitato a dotarmi del nuovo zoomone budget di casa, visti anche gli interessanti dati di targa.
Il prezzo di listino Fowa è abbastanza superiore, rispetto alla precedente versione. C’è da precisare che le novità sono molte, e la lente è dotata di tutti quegli accorgimenti che lo annoverano di diritto nelle lenti di ultima generazione di casa Ricoh, insieme al 16-85 ed il 20-40 (per restare in ambito apsc).
Doverosa premessa; il 55-300 plm ha – per l’appunto – una prima caratteristica innovativa nel motore af a impulsi (me transmitte sursum, Caledoni! cit. James T. Kirk), ultima evoluzione degli obiettivi motorizzati di mamma Ricoh, dopo l’sdm (nelle versioni a ingranaggio degli obiettivi Star, tristemente note nella prima variante “pigra”, e versioni circular sdm, negli obiettivi rebrandizzati, frutto delle collaborazioni con aziende terze, di tamarra stirpe), ed il Dc (motore presente sulle ultime ottiche di casa prodotte in proprio, come il 70-200 e il 150-450, oltre al 16-85 ed al 20-40).

Le impressioni che ho avuto, dopo aver finalmente provato la lente per una prima uscita, sono ottime!
Iniziamo parlando del punto sul quale tutti si lamentano a prescindere, e cioè l’autofocus. Premetto di avere una k3ii, e che quindi l’algoritmo AF non è il medesimo della K70 (che – ricordiamo – ha un nuovo af ibrido), per la quale questo obiettivo è stato ideato, e specificatamente pensato per il video. Infatti, sulla K70 il 55-300 focheggia anche durante le riprese video.

Ad una prima impressione, direi che il motore è silenzioso quanto un sdm, ed estremamente più rapido al primo aggancio af. Se paragonato al vecchio 55-300, l’affermazione che viene naturale è “non c’è storia”.
A 55 mm l’aggancio af è seriamente impressionante, al momento non c’è nulla in Pentax che sia altrettanto reattivo. Sono serio, c’è da strabuzzare gli occhi, non ci sono abituato…

Diversa la situazione a 300, dove, pur mantenendo una buona velocità di aggancio, i tempi ritornano ad essere più “pentaxiani”.

Anche i rapidi passaggi fra piani focali distanti, effettuati lato wide e lato tele, evidenziano una rapidità elevata, in netto miglioramento rispetto alle lenti a cacciavite, ed anche rispetto al motore dc (al momento l’unica lente sulla quale posso effettuare paragoni è il 16-85, ma mi riprometto di provare anche un 18-135, appena potrò).

Altra caratteristica della lente è la mancanza di un attuatore meccanico (la classica “pinna”, oggetto di barbare mutilazioni da parte dei canonari, che ci invidiano le lenti manuali, e non hanno la coerenza di comprarsi anche un corpo macchina che possa valorizzarle appieno), che viene compensata dal controllo elettromagnetico del diaframma (arrotondato a 9 lamelle, in luogo delle 6 delle precedenti versioni), altra ghiotta novità in questo obiettivo, che promette uno sfocato più gradevole, ed un maggior controllo sulla diffrazione a chiusure maggiori.

Abbiamo anche delle lenti con il trattamento ED, la classica copertura SP dell’elemento frontale, ed il nuovo trattamento HD in sostituzione del classico SMC, ormai uno standard nelle lenti di casa Ricoh. La lente è WR (ma questa sarebbe una novità se non ci fosse), ed è retrattile, come il 18-50. La possibilità di mettere l’obiettivo in posizione di riposo è un gran vantaggio in termini di portabilità (la lente chiusa è più corta della vecchia versione di circa 3,5 cm, mentre ha un diametro maggiore di circa 1,5 cm, sempre rispetto al precedente modello); il peso è praticamente rimasto identico, avendo il nuovo un vantaggio di soli circa 30 grammi, con paraluce montato.

La solidità del sistema di apertura, è apparentemente maggiore rispetto a quella del 18-50 (che comunque, a dispetto della sensazione di fragilità, una volta aperto rimane assolutamente stabile e facile da usare).
Il rovescio della medaglia, in questa filosofia costruttiva è – purtroppo – la perdita di mezzo stop in termini di luminosità assoluta (cosa che si era già verificata col nuovo “tappo” RE 18-50).

La lente nasce nel solco del potenziale utilizzo in af e con regolazione automatica della luminosità tramite il diaframma in ambito video, caratteristica che è stata implementata nell’ultima nata in casa Pentax, la k70, e che è stata successivamente estesa a tutte le ultime fotocamere di casa, con un apposito aggiornamento del firmware.

Dopo il necessario pippone tecnico, passiamo invece alle sensazioni popoloniche, quelle che contano davvero(h).
Nella scatola abbiamo al solito, il librettino delle lenti zoom Pentax, il certificato col seriale, la Fowa Card (se lo avete comprato Fowa, vero, brutti importatori seriali che non siete altro? – il mio è Amazon UK, tanto per dire… XD). Manca la sacca morbida, venduta a parte come accessorio, e questa è una novità negativa, secondo me.

Un difetto abbastanza fastidioso è l’altezza praticamente inesistente della zona grip sotto la ghiera di maf, dove (per intenderci) si mettono le dita per sganciare la lente. Il grip in quel punto è alto la metà del 16-85, e lo sgancio è difficoltoso (senza tenere conto che la targhetta DA ha perso la scritta Pentax ed è larga mezzo centimetro… Dov’è finito l’orgoglio pentaxiano?).

Se – come me – cambiate ottica venti volte al minuto, troverete la cosa realmente scomoda. Si può ovviare facendo presa nella zona del bottone di sgancio del sistema retrattile (se l’obiettivo è chiuso), ma tale area è liscia, con una sola zona zigrinata, collocata dove farebbe presa l’indice; con guanti o altro non è comodissima.

Il seriale è adesivo e non inciso, come avviene ormai in tutte le ottiche budget di Ricoh.

L’autofocus è reattivo, e in af-c, ho potuto verificare che l’aggancio e l’inseguimento dei soggetti sono abbastanza stabili, con occasionali sganciamenti dal bersaglio, puntualmente recuperati SE il fotografo riesce a seguirlo (ovviamente).

La lente è riconosciuta da Lightroom (a patto di avere l’ultima versione del programma)
A 55mm è presente una certa vignettatura, facilmente eliminabile con la correzione profilo in camera o su lightroom. La vignettatura si ripresenta anche a tutta estensione, mentre è meno accentuata nelle focali intermedie.

Fino a 150mm mantiene una apertura massima di f4.5, poi passa a f5.6 fino a 270-280 mm, mentre gli ultimi 20mm sono a f 6.3. Non male direi.

La qualità ottica è equivalente al modello precedente, con il solito decadimento se si sale sopra i 250 mm.
In conclusione, l’ottica è il solito zoom budget, consigliato per un upgrade dalle ottiche kit, e per avere una buona escursione focale in situazioni di corredo “leggero”. L’upgrade è consigliabile dalla versione Da o Da-l, mentre se avete l’hd io ci penserei solo se avete intenzione di dedicarvi anche al video (e se avete ovviamente una K70), o se vi siete stufati del rumore del “frullino” e non volete stare ad aspettare che la lente si decida a focheggiare…

Sarò ben lieto di rispondere a domande o a chiarimenti nei commenti in fondo all’articolo.

Grazie per la pazienza, se siete arrivati a leggere fino a qui.

Di seguito qualche scatto senza pretese, con correzioni lente e senza, a TA e più chiuso, per valutare le differenze.

 

 

 

 

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...